TURISMO MALSANO CON GLI ANIMALI SELVATICI

Cos’è il turismo malsano con gli animali selvatici? Perchè mezzo milione di animali ogni anno viene abusato da turisti inconsapevoli pieni di buone intenzioni? Di cosa stiamo parlando, e come fare la scelta giusta?

Succede in Thailandia, dove gli allegri turisti montano sopra elefanti, li vedono dipingere e poi si fanno il bagno, insieme, nel fiume, come se l’elefante avesse davvero bisogno di essere lavato da decine di turisti diversi ogni giorno.
Succede in India, dove possono sdraiarsi al fianco della tigre e farsi scattare foto da impostare come immagine di profilo.
Succede a Zanzibar, dove scimmie al guinzaglio vengono fatte passeggiare per le spiagge, in cerca di flash e selfie di turisti.
Succede in California, in Messico e in Sudafrica, dove puoi nuotare con delfini e squali e immortalare il magico “kiss moment”.

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Secondo la ricerca della World Animal Protection per l’Unità di ricerca sulla Conservazione dell’Università di Oxford, si parla di oltre 560 mila animali che ogni anno vengono maltrattati, abusati, uccisi e condannati  ad una vita di catene e droghe: per il business dei turisti!
Ma cosa c’è dietro il tuo selfie con il macaco? Cosa si cela dietro la foto della tua vacanza in Thailandia mentre lavi la proboscide dell’elefante? Cos’ha passato la tigre per essere lì, al tuo fianco, mansueta e sorridente?

Come sempre il problema è a monte. Non è IL MOMENTO della foto a creare sofferenza, non è la singola cavalcata sull’elefante che uccide lentamente l’animale, nè il selfie con il macaco al guinzaglio in spiaggia. Il problema è COME siano arrivati gli animali a compiere quegli atti. Cos’abbiano dovuto passare per essere lì a farsi accarezzare da te, che ingenuamente non sai cosa si celi dietro quel turismo.
Le popolazioni locali, vivono illegalmente del turismo di noi occidentali, affascinati dalla meraviglia dell’animale esotico. Chi, non vorrebbe accarezzare una tigre, nuotare con un delfino e farsi fotografare con un bel scimmiotto sulla spalla? Così, le popolazioni povere, hanno iniziato a sfruttare gli animali e a vivere di questo business.

Basta digitare la parola Phajaan (in Indiano significa: frantumare lo spirito dell’elefante) su Google o su Youtube per assistere con i propri occhi a quello che è il metodo di addestramento mortale che viene inflitto agli elefanti usati per il turismo occidentale in Thailandia, Indonesia, India etc…

In altre parti del mondo ci sono ragazzi che vanno in giro con scimmie al guinzaglio per chiedere soldi a turisti ignoranti che non aspettano altro che prendere in mano lo smartphone, tirare sù il pollicione e postare la foto su Facebook. Sicuramente gli autori di queste foto sono ingenuamente convinti che una scimmia sia un animale domestico, che se al guinzaglio posso portare un chiuauaua perché non portarci una scimmia? Che c’è di male in una foto con un scimmiotto? Niente vero?
Quel singolo esemplare è stato strappato dalla madre, probabilmente uccisa, catturato in natura e tenuto tutta la vita in una gabbia dove non è in grado nemmeno di voltarsi e girare la testa. Quando esce dalla gabbia, la sua vita è al guinzaglio per far felici i turisti sulle spiagge. Tutto normale. Tutto etico. Tutto legale!

Che c’è di male se mi faccio una foto con una tigre in un tempio di Monaci?
Si chiama  Wat Pha Liang Ta Bua, il luogo dell’inferno Thailandese in cui hanno trovato la morte 40 tigri a causa dei selfie dei turisti. Tigri drogate, sedate giorno e notte, vittime di abusi  e di maltrattamenti, finite in un congelatore e ritrovate dopo anni. Era tra le prime attrazioni su siti come Tripadvisor, quel “luogo sacro dei monaci buddisti” era per i turisti il posto dove poter accarezzare le tigri, farci il bagno, giocare, scattare i selfie, perfino rimanere “con i piccoli in gabbia per 45 minuti.

Insomma, prima di salire su un elefante, ricordati delle catene ai suoi piedi per essere domato, ricordati della frusta e dell’uncino dietro le orecchie. Mentre lo vedi disegnare e ci fai il bagno assieme, ricordati che è stato catturato in natura quando ancora aveva bisogno di sua madre, probabilmente uccisa dagli stessi simpatici signori che ti dicono che loro amano i loro animali, oppure è stato allevato in cattività per il business dei falsi santuari, di cui noi turisti siamo vittime e carnefici.

Quando ti fai un selfie con un delfino ricordati che dovrebbe percorrere in media 70 km al giorno, e che in una piscina o in uno spazio circoscritto, non fa altro che girare su se stesso, impazzendo e provocandosi lesioni cerebrali permanenti.
Quando tiri su il pollice vicino ad una scimmia al guinzaglio chiediti se questo è etico, chiediti dove viva quando non è al guinzaglio, chiediti se la tua azione non sia semplicemente spinta da puro egoismo ignorante della verità che si cela dietro quella foto. E quando, orgoglioso ti stendi al fianco di una tigre sedata e drogata, ricordati del male che tu stesso, stai facendo loro: COMPLICE del loro maltrattamento.

Ogni volta che scegli questo turismo, ricordati che stai favorendo il maltrattamento e l’abuso di animali, che in Occidente sarebbe punibile per legge. E’ davvero questo quello che vuoi? E’ davvero la foto profilo con l’elefante malato che ti rende una persona più felice e soddisfatta del tuo viaggio?

Anch’io ho fatto questo errore, tempo fa. Ne ho parlato anche qui, raccontandovelo nella mia biografia

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