Megafoni,
eccomi a rispondere ad una delle vostre domande più frequenti, vista la nostra vita in fattoria e la nostra scelta di non consumare e utilizzare prodotti di origine animale.
“è giusto che chi mangia vegetale, consumi le uova delle proprie galline?”
Per rispondere in modo approfondito, vi ho registrato un video, che trovate qui: https://www.youtube.com/watch?v=0bqGMYsQb4c
e anche una puntata podcast dedicata, che trovate qui: https://open.spotify.com/episode/1IpFm5a5ELnxNiHjMz4LZR?si=zb1oqJBbRSOwngWw-5TIAQ
Per noi la scelta di non consumare prodotti di origine animale parte dalla consapevolezza di non voler contribuire allo sfruttamento animale.
Etimologicamente, sfruttamento deriva dal latino ex-fructus e significa “prendere il frutto di qualcosa o qualcuno” senza restituire nulla. Senza rispettare la vita stessa del frutto.
Dal punto di vista etologico, significa usare un animale come strumento, privandolo della possibilità di esprimere i propri comportamenti naturali e riducendolo a mezzo e non a individuo: per un mio beneficio, porto a sofferenza un animale.
Per questo ovviamente non mangiamo carne, pesce, formaggi, non indossiamo lana, pelle e no. No, non mangiamo uova comprate. Non mangiamo uova del contadino, del vicino, del “piccolo allevamento”. Non mangiamo uova di presunte “galline felici”, sia perchè non sappiamo nè conosciamo realmente le condizioni di vita di quelle galline (dove vivono? come sono tenute? quando sono vecchie che fine fanno? quando si ammalano? che fine fanno i pulcini maschi?) sia perchè non vogliamo alimentare gli allevamenti, grandi o piccoli che siano.
Le nostre galline sono galline salvate dagli allevamenti intensivi: e per noi questo è il punto da cui parte tutto, prima ancora delle uova, prima ancora del mangiare vegetale. Le galline ovaiole in Italia a 2 anni vengono tritate vive, perchè considerate non più abbastanza produttive. Ma le galline vivono 8/10 anni. Ecco perchè noi le salviamo a 2 anni: per restituire loro una vita dignitosa: una seconda possibilità. E il fatto che loro purtroppo ancora, producano uova è l’ultimo dei problemi etici.
Per noi il punto principale è che non siano galline “di razza”, ornamentali, comprate per tenerle in giardino o per produrre uova. Noi le salviamo da morte certa e regaliamo loro altri anni di vita, in libertà e rispetto.
In un mondo in cui si continuano a produrre animali come fossero oggetti, crediamo sia infinitamente più etico non aggiungere nuovi individui, non far nascere altri animali destinati prima o poi allo sfruttamento o all’eliminazione, ma salvare quelli che già esistono, quelli che qualcuno ha deciso di scartare perché non più “efficienti”.
Nella nostra piccola fattoria ci sono circa sei/otto galline. Quando si ammalano, come sapete e avete visto con Anita ed Elisa, le portiamo dal veterinario, le imbocchiamo a mano, le portiamo con noi sul divano, per provare a salvarle. Per noi non sono prodotti. Sono amiche. Se fanno uova, le raccogliamo e le consumiamo, sia noi, che loro, che i cani. Non perché ci servano, non perché “ci spettino”, ma perché buttare uova già prodotte, o intervenire per bloccarne la deposizione con soluzioni tecnologiche, microchip o altri escamotage pensati per tranquillizzare la nostra coscienza, ci sembra una forma diversa di violenza, più pulita forse, ma non più etica.
Dal punto di vista etologico, sfruttare un animale non significa solo farlo soffrire in modo evidente. Significa controllarne i tempi biologici, impedirgli di esprimere comportamenti naturali, ridurlo a funzione. Le nostre galline non sono sfruttate perché non sono forzate a produrre, non vivono in gabbia, non subiscono cicli di luce artificiali, non vengono eliminate quando smettono di fare uova, non provengono da allevamenti in cui i maschi vengono eliminati, come molto spesso avviene con quelli delle razze ovaiole o ornamentali. Le nostre ragazze razzolano, scavano, fanno bagni di terra, si allontanano quando hanno paura, si avvicinano quando vogliono. Fanno semplicemente le galline – in tutto il loro repertorio comportamentale.Producono uova perché sono state selezionate geneticamente per farlo, non perché noi le spingiamo a farlo. Noi ci limitiamo a raccogliere ciò che altrimenti resterebbe nel nido, esposto a rotture, parassiti e spreco.
LE GALLINE DEVONO MANGIARE LE LORO UOVA?
C’è l’idea, molto diffusa, che una gallina debba mangiare le proprie uova per recuperare calcio e proteine. In realtà la fisiologia racconta altro. Il calcio per il guscio proviene dall’alimentazione e dalle ossa midollari, un tessuto osseo che funziona come deposito temporaneo. Durante la notte, quando il guscio si forma e la gallina non mangia, il calcio viene mobilizzato e poi reintegrato attraverso il cibo, non mangiando le uova.
Dal punto di vista etologico, nessun uccello selvatico mangia le proprie uova. E’ antievolutivo.
Noi raccogliamo le poche uova che depongono, ogni due, tre giorni. Eppure, sebbene ne abbiano quotidianamente la possibilità, non le hanno quasi mai consumate. E le hanno lì per 3 giorni a disposizione. Le hanno consumate solo in momenti di forte stress, dopo una predazione o nei primi giorni nell’ambiente nuovo, quando erano disorientate e insicure. Consumare uova per le galline non è un biosgno, non è nutrizione: è risposta allo stress.
SE PRENDI LE UOVA, LORO DEPONGONO IN RISPOSTA
Molti pensano che raccogliere spesso le uova stimoli la gallina a deporne di più, ma non è vero. In tutti questi anni non ho trovato un articolo scientifico che affermi questo. La produzione di uova dipende dal ciclo fisiologico, dagli ormoni (LH e FSH), dall’età e dalla disponibilità di nutrienti, non dalla frequenza con cui le uova vengono raccolte. Se le uova rimangono nel nido, alcune galline iniziano a covarle, rallentando temporaneamente la deposizione perché l’istinto materno prevale. Raccoglierle regolarmente serve solo a prevenire la covata e mantenere igiene e benessere, non a farne di più.
LO SPRECO
Buttare uova già prodotte non è rispetto. È solo prendere le distanze dal problema. È ignorare il lavoro biologico dell’animale e la responsabilità che deriva dall’averlo accolto.
Non è etico per le galline, per chi non ha cibo nel mondo, per l’ambiente e per il nostro valore di “essere vegani” come sinonimo di consapevolezza e responsabilità.
Mangiare vegetale, per noi, non è una religione o uno slogan: è un percorso non lineare, fatto di scelte contestuali, basate su quello che sappiamo degli animali e del mondo in cui viviamo. Noi vorremmo ridurre, concretamente, la sofferenza degli animali, nel nostro piccolo…anche solo educando gli ospiti del B&B che ci vengono a trovare, i bambini del centro educativo e delle scuole mostrando la vita delle nostre galline, raccontando dei retroscena dell’industria delle uova e del magnifico mondo etologico di questi uccelli.
Come sempre, la risposta non è nell’estremismo, ma nella consapevolezza.
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Cercavo da tempo una posizione”altra”,che mi offrisse l opportunità di non sentirmi in colpa nel pensare che raccogliere e mangiare delle uova,come nell’esempio che hai illustrato,non fosse in contraddizione con una scelta vegana.Grazie,le tue informazioni di Etologa mi servono tantissimo. Smetterò anche di mettere semi agli uccellini,anche se sugli alberi .